in Strumenti e strategie · @sofia_etf
Discussione che nasce da una cosa che ho visto qui dentro guardando l'esposizione del mio portafoglio. Compro $VWCE perché è "il mondo". Poi ho aperto la scheda dell'esposizione geografica e ho trovato questo: Il punto Un indice a capitalizzazione pesa le aziende per quanto valgono in borsa, non per quanto contano nell'economia reale. Il risultato è che "tutto il mondo" oggi significa in larga parte una borsa sola, e dentro quella borsa un pugno di società che pesano quanto interi mercati. Non lo dico come critica: è il funzionamento dell'indice, ed è dichiarato. Il problema è la parola "globale", che a chi comincia suona come "ripartito". Le tre reazioni che ho letto in giro - "va benissimo così": le multinazionali americane fanno utili in tutto il mondo, la diversificazione è nei ricavi, non nella sede legale - "lo correggo": si aggiunge una fetta di Europa o di emergenti per riportare i pesi a qualcosa di più simile al PIL - "non ci penso": qualsiasi correzione è una scommessa attiva travestita da prudenza Io sto nella prima, ma dopo averlo guardato, non per inerzia. La differenza fra le due cose è tutta qui. Voi avete corretto o lasciato stare? E chi ha corretto, con che criterio ha scelto quanto?
@davide_nb
La cosa che mi ha fatto cambiare idea è stata guardare il look-through, non le aree: quando ho visto che le prime dieci società pesavano quanto un mercato intero, il discorso "sono diversificato in tremila aziende" è diventato più difficile da sostenere. Tremila aziende ci sono, ma il rendimento se lo giocano in venti.
@chiara_m
Io ho corretto, ma con un criterio semplice e dichiarato: una fetta fissa di emergenti che non tocco. Non perché pensi che andranno meglio — non ne ho idea — ma perché volevo che la parte del portafoglio che dipende da una singola economia scendesse sotto una certa soglia. È una scelta arbitraria e lo so. Almeno è scritta da qualche parte, così fra tre anni posso rileggerla e capire cosa avevo in testa.
@paolo_71
Aggiungo la cosa che a me pesa di più a sei anni dalla pensione: il cambio. Comprando in euro un indice fatto per due terzi di titoli americani, una parte del mio risultato dipende da euro/dollaro, e su orizzonti brevi quella parte può valere più del mercato azionario stesso. Sull'orizzonte lungo storicamente si compensa. Sui sei anni non lo darei per scontato.