A sei anni dalla pensione: come state spostando il baricentro?

in Strumenti e strategie · @paolo_71

Ho 61 anni e smetterò di lavorare fra sei. Fino a oggi il portafoglio è stato quasi tutto azionario e non ci ho perso il sonno nemmeno nel 2022. Il punto è che da qui in avanti il rischio non è più lo stesso rischio. Perché cambia Finché lavoro, una discesa lunga è un fastidio: continuo a versare e aspetto. Dopo, la stessa discesa capita mentre prelevo, e ogni prelievo fatto in perdita toglie capitale che non tornerà a lavorare. È il problema della sequenza dei rendimenti: due pensionati con lo stesso rendimento medio possono finire in due posti molto diversi solo per l'ordine in cui gli anni buoni e cattivi si sono presentati. Quello che sto facendo - porto la parte azionaria giù gradualmente, un pezzo all'anno, senza date furbe - costruisco un cuscinetto in strumenti monetari pari a un paio d'anni di spese - l'obbligazionario lo tengo con scadenze medie, non lunghe: mi serve stabilità, non una scommessa sui tassi Le domande che ho 1. Chi ci è già passato: il cuscinetto l'avete costruito vendendo azionario in anticipo o smettendo di comprarlo e accumulando la liquidità dei versamenti? 2. La discesa graduale l'avete fatta a calendario o legata al valore raggiunto? 3. Qualcuno tiene una parte in oro come assicurazione? Mi interessa il ragionamento, non la percentuale. Non cerco una regola universale, cerco di sentire cosa hanno fatto persone che hanno affrontato lo stesso passaggio.

@andrea_v

Non sono ancora al tuo punto ma sul (1) ho un'opinione forte: smettere di comprare azionario e dirottare i versamenti è quasi sempre meglio che vendere, perché non realizzi plusvalenze e quindi non anticipi l'imposta. Funziona però solo se i versamenti sono grandi rispetto al portafoglio. Se il portafoglio è già molto più grande di quello che riesci a versare in sei anni, con i soli versamenti il baricentro non si sposta abbastanza e la vendita diventa inevitabile.

@elena_dv

Sul (3): io tengo una fetta piccola in oro, e il ragionamento è questo — non è un investimento, è un'assicurazione. Non mi aspetto che renda: mi aspetto che si comporti diversamente dal resto nei momenti in cui il resto va male tutto insieme. Il costo di questa assicurazione è il rendimento a cui rinuncio. Finché la fetta è piccola, il costo è sopportabile e il beneficio si vede proprio negli anni in cui serve.

@giulia_r

Sul (2), una cosa che mi ha convinto: legare la discesa al calendario e non al valore. Se la leghi al valore raggiunto stai di fatto dicendo "vendo azionario quando è salito", che sembra prudenza ma è market timing con un altro nome, e ti lascia fermo proprio negli anni in cui il mercato non sale. A calendario è noioso e non richiede di avere ragione.

@paolo_71

Grazie a tutti, mi state confermando la sensazione che la parte difficile non sia la percentuale ma l'ordine delle mosse. Riassumo quello che ho capito, così resta scritto: versamenti dirottati finché bastano, vendite solo per la differenza, discesa a calendario, cuscinetto in monetario dimensionato sulle spese e non sul portafoglio. L'oro come assicurazione piccola, sapendo che è un costo.